La Storia della Città di Milano
Si narra che Mediolanum (Milano), forma latinizzata di Medhelanon, ossia "santuario", sia stata fondata dalla popolazione celtica degli Insubri nel 590 a.C.
Secondo la tradizione, riportata da Tito Livio, la fondazione avvenne attorno al 600 a.C. ad opera di Belloveso, capo della tribù celtica dei Biturigi, che si stabilirono tra il Ticino e l’Adda dopo aver vinto gli abitanti dell’Insubria.
La leggenda fa risalire il nome dal rinvenimento da parte di Belloveso di una scrofa semilanuta (in medio lanae) che diventa il simbolo della Milano gallica fino al IV secolo.
Nel 223 a. C. i Romani entrarono nel territorio degli Insubri presso la confluenza dell'Adda con il Po, si allearono coi Cenomani e iniziarono a devastare i villaggi della pianura. Gli Insubri scesero in campo con 50 mila uomini, ma vennero sconfitti al fiume dal console Flaminio.
Dopo essere stata la più importante città dei Galli Insubri, Milano fu conquistata dai Romani nel 222 A.C. , guidati dai consoli Marcello e Cornelio Scipione. Il territorio viene chiamato dai romani “Gallia Cisalpina o Gallia togata.
Grazie alla sua posizione nei confini settentrionali dell’Impero, la città fu di grande importanza per le campagne di Cesare per la conquista della Gallia (dal 58 a.C. al 50 a.C.). Sull’onda dello sviluppo economico, la città venne elevata a ruolo di municipium prima e di colonia imperiale poi.
Nel 48° d.C., Cesare ordinò un corpo di 17 medici ogni 7 mila soldati, i primi medici militari.
Nel 301 d.C, Diocleziano promulgò un editto che prevedeva il contenimento dei prezzi di prima necessità e l’obbligo dei figli di continuare il lavoro dei padri. Quando Diocleziano decise di dividere l'Impero in due, tenne per sé l'Oriente e Milano divenne residenza di Massimiano, posto a capo dell'Impero Romano d'Occidente.
Risale a lui la costruzione di una seconda cerchia di mura, lunga circa quattro chilometri e mezzo che si dipana nei pressi dell'attuale Foro Bonaparte. Il 1 maggio del 305 a Milano avvenne la cerimonia di abdicazione di Massimiano, nel momento stesso in cui Diocleziano abdicava a Nicomedia. Successivamente Massimiano si ritirò in Lucania e si aprì un periodo di guerre di successione, nel corso delle quali in pochi anni si succedettero tre imperatori: prima Severo che preparò la spedizione contro Massenzio, lo stesso Massenzio in lotta contro Costantino e infine Costantino reduce dalla vittoria contro Massenzio.
Nell’ottobre del 374, morì Massenzio e a Milano scoppiarono dei tumulti fra cattolici e ariani per la successione. Venne designato eccezionalmente, Aurelio Ambrogio, come garante della pace, laico e neppure battezzato. La carica di vescovo era in un certo senso equiparata a quella di governatore provinciale anche nella retribuzione, che dall'età di Costantino spettava ai vescovi cattolici.
Nel 313 d.C., l’imperatore Costantino emanò a Milano il suo famoso editto, che pose fine alle persecuzioni contro i cristiani e rese Milano uno dei centri cristiani più importanti dell’Europa occidentale.
Secondo la leggenda, San Barnaba, arrivò a Milano il 13 marzo del 52 d.C. e fu il fondatore della Chiesa Milanese. Ancora oggi viene ricordato con l’annuale festa dei fiori detta “El tredesin de marz”.
Sant’Ambrogio (374-397 d.C.) è il patrono della città ed è festeggiato il 7 dicembre, data in cui nel 374 venne consacrato Vescovo. A lui è dedicata la Basilica che porta il suo nome. In dialetto milanese il vescovo è chiamato sant'Ambroeus.
Durante il periodo del suo vescovato Milano fu il centro più influente della Chiesa d'Occidente e il Cristianesimo divenne religione ufficiale di stato dell'Impero Romano. Amato dalla popolazione per il suo carattere forte e per il suo senso della giustizia, il Vescovo Ambrogio combattè il paganesimo dilagante e l’eresia ariana, acquisendo una crescente autorità all’interno dell’impero. Morì a Milano nel 397 lasciando come successore Simpliciano. Simpliciano ebbe una parte importante nella preparazione di Ambrogio al battesimo e all'episcopato e anche in seguito lo assistette nella sua formazione culturale. Agostino lo ricorda con gratitudine nelle Confessioni.
Ambrogio fece costruire (oltre ad una Basilica nell'area del sagrato e del Duomo attuale; per cui il Duomo può essere considerato il rifacimento di questa) anche quattro Basiliche ai quattro lati della città, quasi a formare un quadrato protettivo. Esse corrispondono all'attuale San Nazaro, San Simpliciano, a Sud-Ovest la Basilica Martyrum (ove lo stesso vescovo vi è sepolto, diventato Basilica di Sant'Ambrogio) e infine San Dionigi.
Il rito ambrosiano prevede che la Chiesa milanese abbia una liturgia diversa da quella romana. Per questo motivo, il carnevale arriva a Milano quando il resto dell’italia lo ha già concluso: le maschere tradizionali sono Meneghno e Cecca, subentrata successivamente (entrambi erano utilizzati,secondo la tradizione, come servitori di casa delle famiglie nobili di Milano
Secondo la tradizione, riportata da Tito Livio, la fondazione avvenne attorno al 600 a.C. ad opera di Belloveso, capo della tribù celtica dei Biturigi, che si stabilirono tra il Ticino e l’Adda dopo aver vinto gli abitanti dell’Insubria.
La leggenda fa risalire il nome dal rinvenimento da parte di Belloveso di una scrofa semilanuta (in medio lanae) che diventa il simbolo della Milano gallica fino al IV secolo.
Nel 223 a. C. i Romani entrarono nel territorio degli Insubri presso la confluenza dell'Adda con il Po, si allearono coi Cenomani e iniziarono a devastare i villaggi della pianura. Gli Insubri scesero in campo con 50 mila uomini, ma vennero sconfitti al fiume dal console Flaminio.
Dopo essere stata la più importante città dei Galli Insubri, Milano fu conquistata dai Romani nel 222 A.C. , guidati dai consoli Marcello e Cornelio Scipione. Il territorio viene chiamato dai romani “Gallia Cisalpina o Gallia togata.
Grazie alla sua posizione nei confini settentrionali dell’Impero, la città fu di grande importanza per le campagne di Cesare per la conquista della Gallia (dal 58 a.C. al 50 a.C.). Sull’onda dello sviluppo economico, la città venne elevata a ruolo di municipium prima e di colonia imperiale poi.
Nel 48° d.C., Cesare ordinò un corpo di 17 medici ogni 7 mila soldati, i primi medici militari.
Nel 301 d.C, Diocleziano promulgò un editto che prevedeva il contenimento dei prezzi di prima necessità e l’obbligo dei figli di continuare il lavoro dei padri. Quando Diocleziano decise di dividere l'Impero in due, tenne per sé l'Oriente e Milano divenne residenza di Massimiano, posto a capo dell'Impero Romano d'Occidente.
Risale a lui la costruzione di una seconda cerchia di mura, lunga circa quattro chilometri e mezzo che si dipana nei pressi dell'attuale Foro Bonaparte. Il 1 maggio del 305 a Milano avvenne la cerimonia di abdicazione di Massimiano, nel momento stesso in cui Diocleziano abdicava a Nicomedia. Successivamente Massimiano si ritirò in Lucania e si aprì un periodo di guerre di successione, nel corso delle quali in pochi anni si succedettero tre imperatori: prima Severo che preparò la spedizione contro Massenzio, lo stesso Massenzio in lotta contro Costantino e infine Costantino reduce dalla vittoria contro Massenzio.
Nell’ottobre del 374, morì Massenzio e a Milano scoppiarono dei tumulti fra cattolici e ariani per la successione. Venne designato eccezionalmente, Aurelio Ambrogio, come garante della pace, laico e neppure battezzato. La carica di vescovo era in un certo senso equiparata a quella di governatore provinciale anche nella retribuzione, che dall'età di Costantino spettava ai vescovi cattolici.
Nel 313 d.C., l’imperatore Costantino emanò a Milano il suo famoso editto, che pose fine alle persecuzioni contro i cristiani e rese Milano uno dei centri cristiani più importanti dell’Europa occidentale.
Secondo la leggenda, San Barnaba, arrivò a Milano il 13 marzo del 52 d.C. e fu il fondatore della Chiesa Milanese. Ancora oggi viene ricordato con l’annuale festa dei fiori detta “El tredesin de marz”.
Sant’Ambrogio (374-397 d.C.) è il patrono della città ed è festeggiato il 7 dicembre, data in cui nel 374 venne consacrato Vescovo. A lui è dedicata la Basilica che porta il suo nome. In dialetto milanese il vescovo è chiamato sant'Ambroeus.
Durante il periodo del suo vescovato Milano fu il centro più influente della Chiesa d'Occidente e il Cristianesimo divenne religione ufficiale di stato dell'Impero Romano. Amato dalla popolazione per il suo carattere forte e per il suo senso della giustizia, il Vescovo Ambrogio combattè il paganesimo dilagante e l’eresia ariana, acquisendo una crescente autorità all’interno dell’impero. Morì a Milano nel 397 lasciando come successore Simpliciano. Simpliciano ebbe una parte importante nella preparazione di Ambrogio al battesimo e all'episcopato e anche in seguito lo assistette nella sua formazione culturale. Agostino lo ricorda con gratitudine nelle Confessioni.
Ambrogio fece costruire (oltre ad una Basilica nell'area del sagrato e del Duomo attuale; per cui il Duomo può essere considerato il rifacimento di questa) anche quattro Basiliche ai quattro lati della città, quasi a formare un quadrato protettivo. Esse corrispondono all'attuale San Nazaro, San Simpliciano, a Sud-Ovest la Basilica Martyrum (ove lo stesso vescovo vi è sepolto, diventato Basilica di Sant'Ambrogio) e infine San Dionigi.
Il rito ambrosiano prevede che la Chiesa milanese abbia una liturgia diversa da quella romana. Per questo motivo, il carnevale arriva a Milano quando il resto dell’italia lo ha già concluso: le maschere tradizionali sono Meneghno e Cecca, subentrata successivamente (entrambi erano utilizzati,secondo la tradizione, come servitori di casa delle famiglie nobili di Milano
All'inizio del V secolo, inizia per Milano il tormentoso periodo delle invasioni barbariche.
Nel 402 d.C. i Visigoti, comandati dal re Alarico, assediarono la città che resistette e riuscì a respingerli. Questo evento indusse l'imperatore Onorio a lasciare Milano e a trasferirsi a Ravenna che in seguito divenne nuova capitale dell'Impero.
Iniziò un'era di decadenza che si aggravò quando Attila, re degli Unni, devastò e saccheggiò la città nel 452 d.C.
La città fu successivamente occupata dagli Eruli di Odoacre nel 476 d.C. e dai Goti di Teodorico nel 493 d.C.
Nel 539 d.C. tornarono i Goti, guidati da Uraia, che assediarono la città e, dopo due anni la costrinsero alla resa, distruggendola quasi completamente.
Con la discesa dei Longobardi, guidati da Alboino, il 3 settembre del 569, l’aristocrazia e gran parte del clero si rifugiarono a Genova. La città si impoverì anche a seguito della prevalenza della città di Pavia, capitale dei Longobardi
La curiosità: come il panettone anche la colomba e' un prodotto d' origine lombarda. Il dolce risale al 572 d. C. sulle rive del Ticino durante l'assedio di Pavia da parte del re longobardo Alboino. Si narra che una delegazione di vergini gli servì un dolce a forma di colomba, simbolo di pace e di fratellanza. La "leggenda" racconta che grazie al dolce particolarmente gradito, Alboino tolse l'assedio alla città. Nell'era moderna il merito nell'industria dolciaria fu di Angelo Motta e Gino Alemagna, che aggiunsero canditi, mandorle e glassa impreziosendone l'impasto.
Anche la dominazione dei Franchi guidati da Carlo Magno, a partire dal 774 d.C., non favorì la ripresa della città. Milano divenne sede di contea.
Si diffuse l’ordinamento vassallatico e con esso il feudalesimo. I Duchi furono sostituiti dai Conti. Ai Vescovi fu concessa l'immunità ecclesiastica, cioè il diritto di giudicare le persone del proprio territorio e l'esenzione dalle tasse.
Disgregatosi l'Impero Carolingio con la deposizione di Carlo III nell’887, i poteri politici furono detenuti dai Conti, divenuti poi Marchesi, e dai Vescovi. Nonostante i limiti del potere feudale, soprattutto nelle campagne, in città si fecero progressi economici, espandendo i commerci in Francia e Germania.
Nel 402 d.C. i Visigoti, comandati dal re Alarico, assediarono la città che resistette e riuscì a respingerli. Questo evento indusse l'imperatore Onorio a lasciare Milano e a trasferirsi a Ravenna che in seguito divenne nuova capitale dell'Impero.
Iniziò un'era di decadenza che si aggravò quando Attila, re degli Unni, devastò e saccheggiò la città nel 452 d.C.
La città fu successivamente occupata dagli Eruli di Odoacre nel 476 d.C. e dai Goti di Teodorico nel 493 d.C.
Nel 539 d.C. tornarono i Goti, guidati da Uraia, che assediarono la città e, dopo due anni la costrinsero alla resa, distruggendola quasi completamente.
Con la discesa dei Longobardi, guidati da Alboino, il 3 settembre del 569, l’aristocrazia e gran parte del clero si rifugiarono a Genova. La città si impoverì anche a seguito della prevalenza della città di Pavia, capitale dei Longobardi
La curiosità: come il panettone anche la colomba e' un prodotto d' origine lombarda. Il dolce risale al 572 d. C. sulle rive del Ticino durante l'assedio di Pavia da parte del re longobardo Alboino. Si narra che una delegazione di vergini gli servì un dolce a forma di colomba, simbolo di pace e di fratellanza. La "leggenda" racconta che grazie al dolce particolarmente gradito, Alboino tolse l'assedio alla città. Nell'era moderna il merito nell'industria dolciaria fu di Angelo Motta e Gino Alemagna, che aggiunsero canditi, mandorle e glassa impreziosendone l'impasto.
Anche la dominazione dei Franchi guidati da Carlo Magno, a partire dal 774 d.C., non favorì la ripresa della città. Milano divenne sede di contea.
Si diffuse l’ordinamento vassallatico e con esso il feudalesimo. I Duchi furono sostituiti dai Conti. Ai Vescovi fu concessa l'immunità ecclesiastica, cioè il diritto di giudicare le persone del proprio territorio e l'esenzione dalle tasse.
Disgregatosi l'Impero Carolingio con la deposizione di Carlo III nell’887, i poteri politici furono detenuti dai Conti, divenuti poi Marchesi, e dai Vescovi. Nonostante i limiti del potere feudale, soprattutto nelle campagne, in città si fecero progressi economici, espandendo i commerci in Francia e Germania.
Il movimento autonomista, che si sviluppò nell’ XI secolo come reazione al controllo degli imperatori tedeschi, vide Milano assumere un ruolo centrale. Con la nascita del Comune, espressione della nuova potenza politica delle città e della volontà di combattere ogni potere feudale, la città cominciò a governarsi con regole democratiche. È di questo periodo l’edificazione del Palazzo della Ragione, nell’attuale Piazzale dei Mercanti.
La città fiorì economicamente e, con i suoi 100 mila abitanti, si sviluppò grazie alla lavorazione dei metalli, dei tessuti, artigianato, agricoltura e allevamento. I traffici surono forti incrementi, anche grazie alla costruzione di una fitta rete di canali presenti all’interno della città.
I Comuni iniziarono ben presto a combattersi fra loro, ciascuno per limitare la potenza dell'altro. I Milanesi distrussero Lodi e guerreggiarono a lungo contro Pavia, Cremona e Como, con la discesa dell'imperatore di Germania, Federico I detto il Barbarossa.
Nel 1154, ci fu la prima discesa di Federico Barbarossa in Italia che distrusse i castelli di Rosate, Galliate, Trecate e Momo nel contado di Bulgaria.
Per ben sei volte Federico dichiarò guerra al comune di Milano e i suoi alleati. Nella prima spedizione distrusse Tortona e nella seconda costrinse alla resa la stessa Milano. Nel 1160 al suo ritorno in Italia cinse d'assedio la città, precedentemente sollevata contro il Podestà mandato dall'imperatore a governarla. Dopo due anni di eroica difesa dei milanesi, un incendio distrusse tutti i magazzini nei quali erano stati accumulati i viveri: l’incendio si sviluppò il 25 agosto 1160 a porta Comasina e con il vento si propagò per gran parte della città, distruggendo il magazzino dei viveri per l’esercito.
La città nel giro di pochi giorni fu costretta alla resa.
La città fiorì economicamente e, con i suoi 100 mila abitanti, si sviluppò grazie alla lavorazione dei metalli, dei tessuti, artigianato, agricoltura e allevamento. I traffici surono forti incrementi, anche grazie alla costruzione di una fitta rete di canali presenti all’interno della città.
I Comuni iniziarono ben presto a combattersi fra loro, ciascuno per limitare la potenza dell'altro. I Milanesi distrussero Lodi e guerreggiarono a lungo contro Pavia, Cremona e Como, con la discesa dell'imperatore di Germania, Federico I detto il Barbarossa.
Nel 1154, ci fu la prima discesa di Federico Barbarossa in Italia che distrusse i castelli di Rosate, Galliate, Trecate e Momo nel contado di Bulgaria.
Per ben sei volte Federico dichiarò guerra al comune di Milano e i suoi alleati. Nella prima spedizione distrusse Tortona e nella seconda costrinse alla resa la stessa Milano. Nel 1160 al suo ritorno in Italia cinse d'assedio la città, precedentemente sollevata contro il Podestà mandato dall'imperatore a governarla. Dopo due anni di eroica difesa dei milanesi, un incendio distrusse tutti i magazzini nei quali erano stati accumulati i viveri: l’incendio si sviluppò il 25 agosto 1160 a porta Comasina e con il vento si propagò per gran parte della città, distruggendo il magazzino dei viveri per l’esercito.
La città nel giro di pochi giorni fu costretta alla resa.
Il periodo dei Comuni si conclude con la signoria dei Visconti, al potere dal 1277 al 1447.
In questo lungo periodo Milano fu la capitale di un vasto Ducato. Gian Galeazzo creò uno Stato territoriale esteso sull'intera Lombardia e su gran parte delle regioni circostanti che regalò alla capitale un ampio respiro politico, culturale e rafforzò la potenza economica.
Appartiene a questo arco di tempo (1386) l’inizio della costruzione del Duomo e del Castello.
La curiosità: all'inizio della prima campata a destra del Duomo, una piccola lapide riporta queste parole:" El principio del domo di Milano fu nel anno 1386".
Per costruire le fondazioni del Duomo furono demoliti l'arcivescovado antico e le case dei canonici che si trovavano accanto a Santa Maria Maggiore. I canonici si dispersero in varie dimore fino alla costruzione della nuova canonica da parte di Carlo Borromeo
Alla morte del Duca Filippo Maria Visconti avvenuta il 13 agosto 1447 terminò la dinastia e dai milanesi fu fondata la Repubblica ambrosiana che durò fino all’11 marzo 1450, data d’arrivo di Francesco Sforza, condottiero al servizio dei Visconti che soffocò un tentativo di restaurare i poteri comunali e divenne Duca di Milano
Quello che segue è un periodo di rigoglio e di crescita. Milano è considerata la più grande e ricca città d'Italia, oltre che un vivacissimo centro culturale e artistico. La sua corte è una delle più eleganti e raffinate d'Europa e molto merito ebbe Bianca Maria, donna assai intelligente e colta.
In questi anni furono edificati il Castello Sforzesco e l’Ospedale Maggiore e la città risultava animata da artisti e personaggi illustri come Leonardo da Vinci che qui dipinse il celebre affresco de l’Ultima Cena e l’architetto Donato Bramante che innalzò la tribuna della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
La curiosità: tra le leggende legate alla nascita del panettone si ricorda l’aneddoto che lo fa risalire alla corte di Ludovico Sforza e all’invenzione di uno dei suoi sguatteri che, unendo uova, zucchero, uvetta e canditi all’impasto del dolce, preparato dal cuoco di corte (la tradizione non ce ne dice il nome) entusiasmò il Duca, da cui ne derivò , appunto, il nome “Pan de Toni”.
In questo lungo periodo Milano fu la capitale di un vasto Ducato. Gian Galeazzo creò uno Stato territoriale esteso sull'intera Lombardia e su gran parte delle regioni circostanti che regalò alla capitale un ampio respiro politico, culturale e rafforzò la potenza economica.
Appartiene a questo arco di tempo (1386) l’inizio della costruzione del Duomo e del Castello.
La curiosità: all'inizio della prima campata a destra del Duomo, una piccola lapide riporta queste parole:" El principio del domo di Milano fu nel anno 1386".
Per costruire le fondazioni del Duomo furono demoliti l'arcivescovado antico e le case dei canonici che si trovavano accanto a Santa Maria Maggiore. I canonici si dispersero in varie dimore fino alla costruzione della nuova canonica da parte di Carlo Borromeo
Alla morte del Duca Filippo Maria Visconti avvenuta il 13 agosto 1447 terminò la dinastia e dai milanesi fu fondata la Repubblica ambrosiana che durò fino all’11 marzo 1450, data d’arrivo di Francesco Sforza, condottiero al servizio dei Visconti che soffocò un tentativo di restaurare i poteri comunali e divenne Duca di Milano
Quello che segue è un periodo di rigoglio e di crescita. Milano è considerata la più grande e ricca città d'Italia, oltre che un vivacissimo centro culturale e artistico. La sua corte è una delle più eleganti e raffinate d'Europa e molto merito ebbe Bianca Maria, donna assai intelligente e colta.
In questi anni furono edificati il Castello Sforzesco e l’Ospedale Maggiore e la città risultava animata da artisti e personaggi illustri come Leonardo da Vinci che qui dipinse il celebre affresco de l’Ultima Cena e l’architetto Donato Bramante che innalzò la tribuna della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
La curiosità: tra le leggende legate alla nascita del panettone si ricorda l’aneddoto che lo fa risalire alla corte di Ludovico Sforza e all’invenzione di uno dei suoi sguatteri che, unendo uova, zucchero, uvetta e canditi all’impasto del dolce, preparato dal cuoco di corte (la tradizione non ce ne dice il nome) entusiasmò il Duca, da cui ne derivò , appunto, il nome “Pan de Toni”.
Il 1500 è l’anno della svolta: sotto la signoria di Ludovico il Moro, la città cade sotto gli attacchi dell’esercito di Luigi XII di Francia comandato da Gian Giacomo Trivulzio.
Ludovico il Moro, accampato nei pressi di Novara viene tradito dai mercenari svizzeri e il 10 aprile è consegnato ai Francesi. Anche Ascanio Sforza viene fatto prigioniero dai Veneziani e consegnato ai Francesi.
La città è contesa tra Francia, i Valois da un lato e Asburgo d’Austria e Spagna dall’altro. Con la vittoria di Carlo V inizia la dominazione spagnola (1535-1713), caratterizzata da un controllo culturale ed economico molto oppressivo.
È di questo periodo la crescita di potere del clero, soprattutto con le figure di Carlo Borromeo, arcivescovo dal 1565 al 1584 e di Federico Borromeo, arcivescovo dal 1595 al 1631.
Da non dimenticare il 1630: fu l’anno in cui la città venne flagellata dalla peste, descritta anche dal Manzoni nel romanzo dei “Promessi Sposi”.
Ludovico il Moro, accampato nei pressi di Novara viene tradito dai mercenari svizzeri e il 10 aprile è consegnato ai Francesi. Anche Ascanio Sforza viene fatto prigioniero dai Veneziani e consegnato ai Francesi.
La città è contesa tra Francia, i Valois da un lato e Asburgo d’Austria e Spagna dall’altro. Con la vittoria di Carlo V inizia la dominazione spagnola (1535-1713), caratterizzata da un controllo culturale ed economico molto oppressivo.
È di questo periodo la crescita di potere del clero, soprattutto con le figure di Carlo Borromeo, arcivescovo dal 1565 al 1584 e di Federico Borromeo, arcivescovo dal 1595 al 1631.
Da non dimenticare il 1630: fu l’anno in cui la città venne flagellata dalla peste, descritta anche dal Manzoni nel romanzo dei “Promessi Sposi”.
Nel 1713 Milano passa dagli Spagnoli agli Austriaci.
Il governo dell’imperatrice Maria Teresa d'Austria (1740-1780) e del suo successore, il figlio Giuseppe II d'Austria (1780-1790), diede avvio a un lungo periodo di riforme e di risveglio economico e culturale.
È di questo periodo la fondazione dell’Accademia di Brera, del Teatro alla Scala, Villa Reale e Palazzo Reale.
La curiosità: risale a un decreto del 1786 ad opera dell' imperatore Giuseppe II, l’obbligo di scrivere sulle cantonate delle strade il loro nome. Nello stesso decreto, sono date indicazioni per numerare gli edifici, anche se con un criterio curioso: la numerazione è infatti unica a partire da Palazzo Reale (che aveva il numero 1) e cresce progressivamente lungo una spirale che si svolge dal centro verso la periferia.
Il governo dell’imperatrice Maria Teresa d'Austria (1740-1780) e del suo successore, il figlio Giuseppe II d'Austria (1780-1790), diede avvio a un lungo periodo di riforme e di risveglio economico e culturale.
È di questo periodo la fondazione dell’Accademia di Brera, del Teatro alla Scala, Villa Reale e Palazzo Reale.
La curiosità: risale a un decreto del 1786 ad opera dell' imperatore Giuseppe II, l’obbligo di scrivere sulle cantonate delle strade il loro nome. Nello stesso decreto, sono date indicazioni per numerare gli edifici, anche se con un criterio curioso: la numerazione è infatti unica a partire da Palazzo Reale (che aveva il numero 1) e cresce progressivamente lungo una spirale che si svolge dal centro verso la periferia.
Nel 1796 Napoleone Bonaparte caccia gli Austriaci (10 maggio, battaglia di Lodi) ed entra trionfalmente in Milano da Porta Romana.
La città è governata dai francesi e diventa capitale della Repubblica Cisalpina (dal 1796 al 1799) e successivamente (dal 1805 al 1814) del Regno Italico guidato dalla dinastia Napoleonica.
In questo periodo vengono costruiti i primi impianti pubblici, tra i quali si ricorda l'Arena costruita nel 1807.
Dopo la caduta di Napoleone (1815, sconfitta di Waterloo, abdicazione ed esilio a sant’Elena), tornano a Milano gli Austriaci, che cancellano ogni autonomia precedente e danno inizio ad un periodo di oppressione politica e di sfruttamento economico. Questa situazione porta una parte della borghesia e dell'intellettualità a fomentare la cospirazione, ispirando la creazione delle cosiddette "società segrete" tra cui la Carboneria.
Nel settembre 1820 l’Austria reprime brutalmente la rivoluzione napoletana.
La curiosità: nel 1827 sono pubblicati i tre tomi della prima versione dei Promessi Sposi, editi da Vincenzo Ferrario all’epoca in cui Alessandro Manzoni aveva 42 anni. Il primo e secondo tomo sono datati 1825, il terzo tomo 1826, rifacimento della prima stesura - Fermo e Lucia - scritta negli anni 1821-23.
La città è governata dai francesi e diventa capitale della Repubblica Cisalpina (dal 1796 al 1799) e successivamente (dal 1805 al 1814) del Regno Italico guidato dalla dinastia Napoleonica.
In questo periodo vengono costruiti i primi impianti pubblici, tra i quali si ricorda l'Arena costruita nel 1807.
Dopo la caduta di Napoleone (1815, sconfitta di Waterloo, abdicazione ed esilio a sant’Elena), tornano a Milano gli Austriaci, che cancellano ogni autonomia precedente e danno inizio ad un periodo di oppressione politica e di sfruttamento economico. Questa situazione porta una parte della borghesia e dell'intellettualità a fomentare la cospirazione, ispirando la creazione delle cosiddette "società segrete" tra cui la Carboneria.
Nel settembre 1820 l’Austria reprime brutalmente la rivoluzione napoletana.
La curiosità: nel 1827 sono pubblicati i tre tomi della prima versione dei Promessi Sposi, editi da Vincenzo Ferrario all’epoca in cui Alessandro Manzoni aveva 42 anni. Il primo e secondo tomo sono datati 1825, il terzo tomo 1826, rifacimento della prima stesura - Fermo e Lucia - scritta negli anni 1821-23.
Le cinque giornate di Milano: Il 18 marzo 1848 a Milano inizia una insurrezione popolare contro gli austriaci che si conclude il 22 marzo con la vittoria degli insorti. Partito improvvisamente il vicerè, a Milano, dove sono rimasti il governatore O'Donnel e il generale Radestzky, si diffondono le notizie della sollevazione di Vienna.
Una manifestazione organizzata dai liberali porta alla istituzione della Guardia Civica. Mentre la folla lascia soddisfatta la piazza, uno scontro tra soldati causa una rivolta popolare di dimensioni maggiori della prima insurrezione. La mattina del 20 marzo un consiglio di guerra assume il compito di guidare l’insurrezione. La rivolta culmina il 22 marzo con il vittorioso assalto alla Porta Tosa (oggi Porta Vittoria) che pone fine al'accerchiamento della città messo in atto dal generale Radetzky attorno alle mura dei bastioni. Gli Austriaci abbandonano Milano.
In questi anni viene arrestato don Tazzoli. La decifrazione delle sue carte consentirà alla polizia austriaca di arrestare molti dei congiurati mazziniani della Lombardia.
La curiosità: cotoletta milanese o viennese? Da molti anni gli storici della cucina dibattono sulla paternità della famosa cotoletta alla milanese (o viennese?). La diatriba può oggi fare sorridere e apparire di poco conto, ma nel secolo scorso ha portato non poche polemiche per le evidenti implicazioni patriottiche. La questione è stata risolta dal viennesissimo maresciallo Radetzky, che con una lettera indirizzata al conte Attems, afferma di avere scoperto a Milano la famosa cotoletta e ne descrive la ricetta nei mini particolari.
Mentre Radetzky fugge da Milano, Carlo Alberto, Re di Sardegna, che aveva prestato soccorso ai Milanesi per liberare il Lombardo-Veneto, il 24 marzo dichiara guerra all’Austria. Ma il suo intervento non è risolutivo e in agosto Radetzky ritorna a Milano.
Anche se Milano dovette arrendersi, l’esperienza della Cinque Giornate crea nella popolazione la base psicologica per la definitiva indipendenza.
Ma saranno necessari ancora dieci anni.
Con la II Guerra d’Indipendenza, la battaglia di Magenta del 5 giugno 1859 e soprattutto le battaglie di San Martino e Solferino, il 24 giugno (con disfatta dell’esercito austriaco, costretto a ritirarsi) gli Austriaci sono cacciati definitivamente e l’8 giugno 1859 Vittorio Emanuele II e Napoleone III fanno il loro ingresso a Milano. Milano fu inglobata nel neonato Regno d’Italia (1861) sotto il re Vittorio Emanuele II.
Una manifestazione organizzata dai liberali porta alla istituzione della Guardia Civica. Mentre la folla lascia soddisfatta la piazza, uno scontro tra soldati causa una rivolta popolare di dimensioni maggiori della prima insurrezione. La mattina del 20 marzo un consiglio di guerra assume il compito di guidare l’insurrezione. La rivolta culmina il 22 marzo con il vittorioso assalto alla Porta Tosa (oggi Porta Vittoria) che pone fine al'accerchiamento della città messo in atto dal generale Radetzky attorno alle mura dei bastioni. Gli Austriaci abbandonano Milano.
In questi anni viene arrestato don Tazzoli. La decifrazione delle sue carte consentirà alla polizia austriaca di arrestare molti dei congiurati mazziniani della Lombardia.
La curiosità: cotoletta milanese o viennese? Da molti anni gli storici della cucina dibattono sulla paternità della famosa cotoletta alla milanese (o viennese?). La diatriba può oggi fare sorridere e apparire di poco conto, ma nel secolo scorso ha portato non poche polemiche per le evidenti implicazioni patriottiche. La questione è stata risolta dal viennesissimo maresciallo Radetzky, che con una lettera indirizzata al conte Attems, afferma di avere scoperto a Milano la famosa cotoletta e ne descrive la ricetta nei mini particolari.
Mentre Radetzky fugge da Milano, Carlo Alberto, Re di Sardegna, che aveva prestato soccorso ai Milanesi per liberare il Lombardo-Veneto, il 24 marzo dichiara guerra all’Austria. Ma il suo intervento non è risolutivo e in agosto Radetzky ritorna a Milano.
Anche se Milano dovette arrendersi, l’esperienza della Cinque Giornate crea nella popolazione la base psicologica per la definitiva indipendenza.
Ma saranno necessari ancora dieci anni.
Con la II Guerra d’Indipendenza, la battaglia di Magenta del 5 giugno 1859 e soprattutto le battaglie di San Martino e Solferino, il 24 giugno (con disfatta dell’esercito austriaco, costretto a ritirarsi) gli Austriaci sono cacciati definitivamente e l’8 giugno 1859 Vittorio Emanuele II e Napoleone III fanno il loro ingresso a Milano. Milano fu inglobata nel neonato Regno d’Italia (1861) sotto il re Vittorio Emanuele II.
Nel nuovo Regno d’Italia e fino allo scoppio della I Guerra Mondiale, Milano conferma il suo ruolo di città moderna, centro di una ricerca che tocca l’industria, la politica e le arti. La città si rinnova nel suo aspetto urbanistico secondo il piano Beruto (1884-1889) che tende a suggerire un orizzonte internazionale. Nuovi monumenti sorgono in memoria della storia della città come: il monumento alle Cinque Giornate progettato nel 1881 da Giuseppe Grandi e inaugurato nel 1895. Il centro della città diviene il luogo deputato a rappresentare gli ideali e gli interessi della borghesia, la classe che sta costruendo la nuova industria italiana e consegna alla città una leadership indiscussa in campo economico e finanziario.
Viene ripensata l’intera Piazza del Duomo e ne 1867 si innalza una Galleria che unisce la cattedrale, il Palazzo Municipale e il Teatro alla Scala, nella visione di una città indipendente dalle condizioni atmosferiche.
Il 10 maggio 1888 viene inaugurato l’ippodromo di San Siro, progettato da Giulio Valerio e su iniziativa del conte Emilio Turati. L’ippodromo si trovava nell'area di via De Vincenti.
La volontà di essere della dinamica borghesia milanese si manifesta anche con la costruzione, nel 1866, del Cimitero Monumentale, su progetto di Carlo Maciachini, museo all’aperto dell’arte moderna e pantheon delle glorie cittadine.
Le triennali di Brera dal 1891 suscitarono entusiasmi e scandali nel campo delle arti visive e aprirono nuove vie alla ricerca estetica. Così la città accolse il nuovo stile che l’esposizione di Torino del 1902lanciò: a Milano sorse uno degli esempi più belli di Liberty: Palazzo Castiglioni in Corso Venezia eretto da Giuseppe Sommaruga tra il 1900- 1903.
Nel 1904 si ebbe il primo collegamento telefonico interurbano tra Milano e Monza.
La sensibilità sociale ed il pensiero politico si rinnovarono aprendo una particolare attenzione alle classi lavoratrici attraverso l’opera di artisti, politici e studiosi della società. Indicativo è il trasferimento a Milano nel 1911 del quotidiano “Avanti!” appartenente al P.S.I. e fondato nel 1896.
Milano divenne in quegli anni anche una delle capitali del gusto italiano, con coraggiosi interventi per affrancarsi dal monopolio della moda parigina.
Il grande riconoscimento della trasformazione di Milano in metropoli internazionale e industriale avvenne nel 1906, quando la città ospitò l’Esposizione universale, con sede nell’area del Parco Sempione e di cui oggi ne rimane un ricordo architettonico nell’Acquario Civico, concepito come uno dei padiglioni dell’esposizione stessa.
Viene ripensata l’intera Piazza del Duomo e ne 1867 si innalza una Galleria che unisce la cattedrale, il Palazzo Municipale e il Teatro alla Scala, nella visione di una città indipendente dalle condizioni atmosferiche.
Il 10 maggio 1888 viene inaugurato l’ippodromo di San Siro, progettato da Giulio Valerio e su iniziativa del conte Emilio Turati. L’ippodromo si trovava nell'area di via De Vincenti.
La volontà di essere della dinamica borghesia milanese si manifesta anche con la costruzione, nel 1866, del Cimitero Monumentale, su progetto di Carlo Maciachini, museo all’aperto dell’arte moderna e pantheon delle glorie cittadine.
Le triennali di Brera dal 1891 suscitarono entusiasmi e scandali nel campo delle arti visive e aprirono nuove vie alla ricerca estetica. Così la città accolse il nuovo stile che l’esposizione di Torino del 1902lanciò: a Milano sorse uno degli esempi più belli di Liberty: Palazzo Castiglioni in Corso Venezia eretto da Giuseppe Sommaruga tra il 1900- 1903.
Nel 1904 si ebbe il primo collegamento telefonico interurbano tra Milano e Monza.
La sensibilità sociale ed il pensiero politico si rinnovarono aprendo una particolare attenzione alle classi lavoratrici attraverso l’opera di artisti, politici e studiosi della società. Indicativo è il trasferimento a Milano nel 1911 del quotidiano “Avanti!” appartenente al P.S.I. e fondato nel 1896.
Milano divenne in quegli anni anche una delle capitali del gusto italiano, con coraggiosi interventi per affrancarsi dal monopolio della moda parigina.
Il grande riconoscimento della trasformazione di Milano in metropoli internazionale e industriale avvenne nel 1906, quando la città ospitò l’Esposizione universale, con sede nell’area del Parco Sempione e di cui oggi ne rimane un ricordo architettonico nell’Acquario Civico, concepito come uno dei padiglioni dell’esposizione stessa.
Il primo riflesso della guerra in Europa significò per i milanesi recessione economica. Nel 1914 uno sciopero generale paralizzò l'Italia; a Milano 20 mila dimostranti si riversarono all'Arena ed in piazza Duomo. Vennero arrestati due sovversivi: Mussolini e Corridoni. Il 14 Febbraio 1916 Milano subì il primo bombardamento aereo della sua storia. Il bilancio fu di13 morti e 40 feriti. Un monumento, in via Tiraboschi, ne ricorda ancora le vittime. La guerra finì con un bilancio per la città di 10 mila morti.
La conclusione seppur vittoriosa della prima guerra mondiale aprì per l’Italia una crisi profonda dove i problemi lasciati dal conflitto furono ingigantiti da quella che era la vera criticità del momento, ossia l’ inadeguatezza della cultura politica italiana al vasto cambiamento in atto.
E’ a Milano che prese l’avvio quel movimento che, dalla disastrosa situazione contingente derivò alimento e pretesto per affossare la fragile democrazia italiana. Il 23 marzo 1919, infatti, Benito Mussolini fondò a piazza San Sepolcro i Fasci italiani di combattimento la cui azione condusse nel 1925 all’instaurazione della dittatura in Italia. Durante il ventennio fascista, Milano condivise col resto della nazione i limiti imposti da un regime reazionario e repressivo. Mantenne tuttavia la sua vocazione alla cultura e attraverso la stessa cultura si pose in posizione critica verso il potere.
Nel dicembre 1924 Milano inaugurò la sua Università degli Studi ed il primo rettore Luigi Mangiagalli fu anche sindaco della città. La città aggiunse così un altro ateneo dopo il Politecnico, la Bocconi e l’Università Cattolica del Sacro Cuore inaugurata quest’ultima, nel dicembre 1921.
La politica urbanistica fascista aprì a Milano nuove strade e consentì la costruzione di nuovi quartieri che segnarono l’affermazione dell’architettura razionalista. Oggi, in città sono presenti esempi insigni come: la nuova sede della Bocconi del 1938, Villa Necchi Campiglio e Palazzo dell’Arengario che completarono il rinnovamento del centro cittadino. Anche l’architetto ufficiale del regime, Marcello Piacentini, lasciò a Milano un esempio del suo “Neoclassicismo semplificato” riscontrabile oggi nel Palazzo di giustizia (1932). L’architettura razionalista fu propugnata d’altronde dal Gruppo 7, associazione di Architetti provenienti dal Politecnico di Milano fondata nel 1926 e sciolta nel 1931.
Nel campo delle arti figurative la ricerca fu tenuta aperta dalla polemica di “Corrente”, gruppo ideato dal pittore milanese Ernesto Treccani che a Milano rappresentò la voce più consapevole della opposizione degli intellettuali alla cultura fascista.
Così il gruppo dei pittori astrattisti del Milione continuò a sviluppare la tradizione dell’avanguardia:dalla pittura e da uno dei massimo artisti del 1900 viene forse l’immagine più vera e profonda di Milano, al di fuori del suo centro scintillante e “risanato”, nelle periferie dipinte da Mario Sironi, la solitudine e lo squallore che vi affiora parlano di una umanità estraniata a se stessa, esiliata, assorbita e confusa nei muri, nelle ciminiere, nelle strade solitarie.
La seconda guerra mondiale segnò profondamente Milano. Le incursioni aeree, soprattutto quella dell’agosto del 1943, distrussero buona parte del centro; crollarono il Teatro alla Scala, la Galleria e il Palazzo Reale. Fu altissimo il numero delle vittime travolte dalle macerie, torturate e uccise nel momento finale del Fascismo (si ricordano la famigerata “Villa Triste” di Via Paolo Uccello e la stele ai quindici martiri di Piazzale Loreto.
Ma il riscatto di un’intera nazione e la riconquista della dignità e democrazia ricominciarono da qui, soprattutto dai distretti industriali ed operai. Milano fu infatti una delle capitali della resistenza italiana e fu destinata a riprendere nel secondo dopoguerra il suo ruolo di “capitale morale”.
La conclusione seppur vittoriosa della prima guerra mondiale aprì per l’Italia una crisi profonda dove i problemi lasciati dal conflitto furono ingigantiti da quella che era la vera criticità del momento, ossia l’ inadeguatezza della cultura politica italiana al vasto cambiamento in atto.
E’ a Milano che prese l’avvio quel movimento che, dalla disastrosa situazione contingente derivò alimento e pretesto per affossare la fragile democrazia italiana. Il 23 marzo 1919, infatti, Benito Mussolini fondò a piazza San Sepolcro i Fasci italiani di combattimento la cui azione condusse nel 1925 all’instaurazione della dittatura in Italia. Durante il ventennio fascista, Milano condivise col resto della nazione i limiti imposti da un regime reazionario e repressivo. Mantenne tuttavia la sua vocazione alla cultura e attraverso la stessa cultura si pose in posizione critica verso il potere.
Nel dicembre 1924 Milano inaugurò la sua Università degli Studi ed il primo rettore Luigi Mangiagalli fu anche sindaco della città. La città aggiunse così un altro ateneo dopo il Politecnico, la Bocconi e l’Università Cattolica del Sacro Cuore inaugurata quest’ultima, nel dicembre 1921.
La politica urbanistica fascista aprì a Milano nuove strade e consentì la costruzione di nuovi quartieri che segnarono l’affermazione dell’architettura razionalista. Oggi, in città sono presenti esempi insigni come: la nuova sede della Bocconi del 1938, Villa Necchi Campiglio e Palazzo dell’Arengario che completarono il rinnovamento del centro cittadino. Anche l’architetto ufficiale del regime, Marcello Piacentini, lasciò a Milano un esempio del suo “Neoclassicismo semplificato” riscontrabile oggi nel Palazzo di giustizia (1932). L’architettura razionalista fu propugnata d’altronde dal Gruppo 7, associazione di Architetti provenienti dal Politecnico di Milano fondata nel 1926 e sciolta nel 1931.
Nel campo delle arti figurative la ricerca fu tenuta aperta dalla polemica di “Corrente”, gruppo ideato dal pittore milanese Ernesto Treccani che a Milano rappresentò la voce più consapevole della opposizione degli intellettuali alla cultura fascista.
Così il gruppo dei pittori astrattisti del Milione continuò a sviluppare la tradizione dell’avanguardia:dalla pittura e da uno dei massimo artisti del 1900 viene forse l’immagine più vera e profonda di Milano, al di fuori del suo centro scintillante e “risanato”, nelle periferie dipinte da Mario Sironi, la solitudine e lo squallore che vi affiora parlano di una umanità estraniata a se stessa, esiliata, assorbita e confusa nei muri, nelle ciminiere, nelle strade solitarie.
La seconda guerra mondiale segnò profondamente Milano. Le incursioni aeree, soprattutto quella dell’agosto del 1943, distrussero buona parte del centro; crollarono il Teatro alla Scala, la Galleria e il Palazzo Reale. Fu altissimo il numero delle vittime travolte dalle macerie, torturate e uccise nel momento finale del Fascismo (si ricordano la famigerata “Villa Triste” di Via Paolo Uccello e la stele ai quindici martiri di Piazzale Loreto.
Ma il riscatto di un’intera nazione e la riconquista della dignità e democrazia ricominciarono da qui, soprattutto dai distretti industriali ed operai. Milano fu infatti una delle capitali della resistenza italiana e fu destinata a riprendere nel secondo dopoguerra il suo ruolo di “capitale morale”.




